IN QUESTO NUMERO

Negli ultimi anni i tre Istituti di ricerche economiche e sociali (Ires) di Emilia Romagna, Toscana e Veneto hanno dato vita ad un percorso comune, condividendo attività e occasioni di confronto, sino alla decisione di realizzare insieme la ricerca documentata in questo fascicolo su uno dei temi sfidanti per il sindacato, “I lavoratori della conoscenza”. Una newsletter, Iresquare, diffusa tra le strutture Cgil e nelle reti dei tre Istituti, ha dato conto periodicamente dell’evolversi della collaborazione.
I mutamenti economici, socio-culturali e politici chiamano una grande organizzazione sindacale, e l’Istituto di ricerca di riferimento, a un impegno straordinario di conoscenza e di riflessione. È auspicabile che il congresso in corso non rimanga un puro adempimento organizzativo, con una dialettica tutta interna al gruppo dirigente,e che stimoli invece il sindacato a un ripensamento critico del proprio radicamento sociale; solo così il lavoro potrà ritornare protagonista di una stagione nuova di sviluppo economico e democratico del Paese.
Le parole forti da assumere sono ricerca e sindacato progettuale, come negli anni in cui la Cgil di Luciano Lama e di Bruno Trentin decise di investire in un Istituto di ricerca, non centro studi a servizio del gruppo dirigente, ma spazio libero di indagine, bene comune, risorsa per il discorso pubblico.

I campi della ricerca e quello del sindacato devono rispecchiarsi. È questo il tratto distintivo dell’Ires, la sua specificità: ascoltare la domanda di conoscenza che viene dal lavoro e dal sindacato confederale, e tenere
aperta la relazione con i luoghi istituzionali della ricerca, in particolare le Università, per assicurare contaminazioni e reciprocità a mondi e linguaggi altrimenti separati, e che da tale separazione finiscono per essere entrambi impoveriti.
Lo scenario è difficile: per il lavoro che manca, per il welfare sotto assedio, per gli spazi angusti della partecipazione, per l’aridità dei partiti, per l’autoreferenzialità delle istituzioni. Ma anche per una certa
stanchezza del sindacato ad ascoltare lavoratori e cittadini, osservare le loro condizioni sui luoghi di lavoro e sul territorio, sostenere istanze di libertà e democrazia. Dobbiamo intercettare domande inedite, costruire
politiche nuove, avviare percorsi di partecipazione e protagonismo sociale; in una parola, riscoprire la politicità del sindacato come conflitto e progetto.
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N°36 - 03/2014


N°8 -Speciale Congresso