Codice anagrafe nazionale ricerche: 58240
Denominazione: Istituto di Ricerche Economiche e Sociali dell'Emilia-Romagna

CF: 92032080373
Codice iscrizione provvisorio anagrafe: 58240

Data codice iscrizione anagrafe: 11/01/2007
Sede legale Via Marconi 69
Regione Emilia-Romagna
Provincia BO
CAP 40122
Comune Bologna

Fax: 051-294804
Natura giuridica: Altri Enti
Attività: ISTAT: 73200
Descrizione:
Attività Ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle scienze sociali e umanistiche

Area tematica: Politiche e relazioni industriali
Anno: 2015
Tipo di pubblicazione: Materiali Ires ER
Autori: Marco Sassatelli
Indirizzo: Bologna Istituzione: Ires ER
Abstract:
I servizi pubblici locali toccano profondamente la vita delle comunità: i cittadini chiedono attenzione alla qualità e all’efficienza economica e trasparenza. Gli enti locali considerano spesso le aziende multiutility come uno strumento integrativo dell’equilibrio della finanza pubblica. La società multiutility è uno strumento di composizione di molteplici tensioni che attraversano il rapporto fra cittadini, amministrazione, territori, mercati finanziari, risparmi privati nazionali e internazionali, e si scaricano completamente sulla gestione di settori a loro volta portatori di dinamiche di concorrenza e competizione molto diversificate. Gas ed energia sono settori completamente liberalizzati nei quali per competere è necessaria una dimensione molto elevata e quindi esprimono una tensione alla crescita, accorpamento, fusione fra aziende. Acqua e rifiuti sono settori regolati, per i quali è prevalente la natura di servizio pubblico e di legame con i territori e le loro specifiche esigenze locali. In questo contesto non è possibile adottare visioni semplicistiche del tipo “tutto pubblico”, perché così si salva il diritto alla decisione che ciascuna collettività rivendica sulla determinazione delle forme di gestione e delle politiche tariffarie, o “tutto privato”, perché così si favorisce il conseguimento di una maggiore efficienza e quindi un alleggerimento delle pressioni sulle tariffe e sul prelievo presso i cittadini. In realtà, ricorrendo al mercato, al netto della maggiore efficienza, gli investimenti necessari si tradurranno in un adeguamento esponenziale della tariffa, al contrario una gestione pubblica che azzera il profitto a favore di un alleggerimento delle tariffe rischia di trasformarsi in un disimpegno sul fronte della valorizzazione degli assets infrastrutturali (reti e infrastrutture di servizio) deteriorando il patrimonio di lungo periodo. Il doppio ruolo che hanno gli enti locali di soci di maggioranza e di regolatori assume i connotati di un elemento di contraddizione e di conflitto di interessi, poiché i soci pubblici sono i rappresentanti nelle agenzie e negli enti d'ambito che affidano i servizi. Si pone quindi da più parti la necessità di rivedere il patto di sindacato per chiarire il ruolo delle amministrazioni pubbliche. Le proposte oscillano fra chi sostiene che queste dovrebbero dedicarsi unicamente al ruolo di controllo e programmazione dei servizi, e chi sostiene che si deve rafforzare la proprietà pubblica dei servizi accompagnata dalla predisposizione di un piano nazionale di investimenti sulle reti e le attività di gestione dell’igiene pubblica. L’analisi sul caso HERA ci consente di porre l’attenzione su questi argomenti e di individuare una ipotesi di modifica degli attuali assetti che possa tenere conto della necessità di comporre le tensioni incrociate attualmente in campo. In particolare, si cercherà di guardare a come conciliare la volontà di molte amministrazioni locali di smobilizzare le partecipazioni al fine di generare flussi di cassa e le esigenze di una maggiore capacità di incidere sulle scelte gestionali che riguardano i singoli territori spesso rivendicata dai cittadini e da molte amministrazioni locali. La discussione sui servizi pubblici locali è spesso concentrata sulla tensione, ormai molto forte, tra chi pretende una gestione pubblica dei servizi e chi vuole una gestione privata. La percezione che la liberalizzazione dei servizi o l'uso di capitali privati possano risolvere ogni problema, appare semplicistica. D'altra parte, l'idea che basti la "volontà" degli enti locali per realizzare la pubblicizzazione dei servizi, è altrettanto irrealizzabile. Ma cosa si intende veramente con il termine “pubblico”? Se la parola inglese “public” traduce la parola italiana “collettività”, allora forse da lì si dovrebbe ripartire per analizzare ogni frontiera delle innovazioni anche nel campo della gestione della multiutility principale del nostro territorio. Richiamarsi a un concetto di pubblico meno giuridico e più sociologico permette di proporre un intervento pubblico come forma d’intervento collettivo con fini regolativi. La riqualificazione della dimensione sociologica del termine “pubblico” come sinonimo di “collettività” apre la strada a una migliore capacità di cogliere gli aspetti evolutivi che il quadro delle relazione fra territori e società di gestione dei servizi pubblici locali sta mettendo con sempre maggiore urgenza all’attenzione dei cittadini e dei policy-makers.