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LE COORDINATE DI UN PERCORSO 
 

Con l’intento di mettere a fuoco il senso del proprio progetto di ricerca e di lavoro, l’IRES Emilia-Romagna ha da tempo reso esplicito, in particolare attraverso il suo documento di indirizzo “Lavoro, economia e società: il modello di sviluppo territoriale in Emilia-Romagna”, l’obbiettivo di proporsi come sede di confronto e di scambio tra il sindacato e le forme ed i luoghi della conoscenza, sia essa quella più strettamente scientifica e accademica, sia quella che invece si produce anche in altri contesti e, al limite, emerge nell’esperienza stessa di chiunque intrattenga un rapporto non passivo e acritico con la propria realtà quotidiana. La rivista ERE si propone, quindi, di alimentare una riflessione del sindacato su se stesso, sottolineando la sua natura di organizzazione radicata territorialmente, che deve nutrirsi di intensi scambi con le forze vive della società, le quali, a loro volta, possono trarre vantaggio da tale dialogo con l’organizzazione sindacale. Non stiamo forse attraversando una fase di radicali trasformazioni, che richiedono particolari sforzi di dialogo e riflessione? Il sindacato non si trova, ad esempio, a dover riflettere sulle forme dell’insediamento territoriale e della rappresentanza, sui contenuti dell’azione negoziale, sul suo stesso assetto istituzionale?

La situazione attuale sembra presentare qualche analogia con quella che indusse la Cgil all’apice del ciclo di crisi iniziato a metà degli anni Settanta, a promuovere la costituzione dell’Ires nazionale, istituto di ricerca autonomo e distinto dagli Uffici Studi già esistenti, che si pose in particolare - già nei primi anni Ottanta - il problema della difficoltà di dialogo del sindacato con intellettuali e mondo della ricerca. Sia il sindacato che la ricerca vivevano allora, probabilmente, un momento migliore rispetto all’attuale, ed anche gli scenari sociali, economici e geopolitici erano meno burrascosi; le forze intellettuali, sindacali e politiche, ed in particolar modo quelle della sinistra, attraversano – da tempo - una stagione problematica, quasi di afasia, o comunque di grande difficoltà nell’elaborazione programmatica. La persistente difficoltà nel confronto tra intellettuali e mondo della ricerca da un lato, e sindacati e partiti della sinistra, dall’altro, non agevola sicuramente questa ricerca di categorie interpretative e strumenti progettuali adeguati alla radicalità dei rivolgimenti in corso.

Con parole molto semplici: da un lato, il sindacato ha bisogno di (ri)alimentare il senso della propria azione, di riflettere sulle proprie ragioni, sul modo con cui esse incontrano o meno quelle dei singoli cittadini, sulle forme con cui tale incontro può tradursi in modi organizzati dell’agire collettivo; dall’altra, il terreno su cui si trova a muoversi il sindacato attualmente (le trasformazioni del lavoro, certamente, ma anche il ridisegno dei diritti sociali, il rapporto con la dimensione territoriale di tali mutamenti, la riformulazione degli orizzonti culturali di cui qualsiasi progettualità politica si nutre, la profonda ristrutturazione del ruolo e del senso della dimensione istituzionale, e così via) costituisce tutto sommato un punto di vista privilegiato per cercare di mettere alla prova un pensiero del presente al tempo stesso esigente in termini di conoscenza della realtà, ma anche di rigore verso i principi di giustizia sociale, di eguaglianza, di solidarietà e di autodeterminazione che stanno alla base dell’idea stessa di sindacato. La rivista ERE può rappresentare una delle sedi – tra le molte necessarie – di questo confronto dialettico, oggi probabilmente ancora più urgente di quanto non fosse all’epoca della fondazione dell’Ires nazionale.