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UNA NUOVA EUROPA; ASPETTATIVE SUL CONGRESSO CGIL; LA CRISI IN EMILIA-ROMAGNA

Con questo numero ERE supera i cinque anni di attività, un traguardo importante che ci interroga sul percorso intrapreso e sul rispetto degli obiettivi presenti nel primo progetto editoriale. Sicuramente, e riprova ne è stata l’iniziativa organizzata nel mese di dicembre per festeggiare il quinquennio di vita della rivista, siamo riusciti a costruire una ricca rete di relazioni, misurabile attraverso il fatto che quasi duecento autori sono intervenuti nei numeri precedenti, costruendo in questo modo un sentire condiviso e riconosciuto che potremmo chiamare comunità.

Oggi, la discussione interna ci sta interrogando su come questo tipo di strumento possa continuare ad essere utile per i nostri lettori. Non è un caso, a questo proposito, che in questi anni siamo tornati più volte ad interrogarci sul rapporto tra sindacato e ricerca, sulla relazione che intercorre tra il mondo del sapere e il mondo del lavoro.

I cinque anni che abbiamo alle spalle sono stati tumultuosi, anche per chi, come noi, aveva investito nella cultura, in una cultura capace di favorire un’elaborazione preziosa e potente in un contesto mutevole e ricco di contraddizioni; basti pensare alla perdita di rappresentanza del sistema politico e alle difficoltà che il sindacato incontra nel riprendere forza e capacità di incidenza all’interno delle trasformazioni in atto.

Riuscirà ERE ad accettare la sfida di un suo miglioramento? Domande che inevitabilmente sarebbero da porre, oltre che al progetto editoriale futuro della rivista, allo stesso Ires Emilia-Romagna, ai numerosi docenti che in questi anni si sono resi disponibili a lavorare con noi e, infine, al gruppo dirigente sindacale che nei prossimi mesi avrà il compito di caricarsi sulle proprie spalle l’onere di raccogliere una tale sfida culturale. Più volte siamo tornati sulla perdita di incidenza ed influenza del lavoro: le analisi e le riflessioni messe in campo ci hanno permesso di evidenziare un nesso fortissimo tra l’influenza culturale del lavoro nelle politiche – e nelle sue più diverse rappresentazioni – e la ripresa di forza del sindacato.

Questo è il nodo attorno al quale urge aprire una discussione consapevole e profonda, che sappia guardare con nuovo slancio al futuro della rivista. Se consideriamo davvero cogente tale nodo e troviamo le energie, le forze e la volontà necessarie per affrontarlo, allora saremo maturi per una rivista messa al servizio della riconquista della centralità politica, sociale e culturale del lavoro.

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